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Il 28 Marzo 2009 - 6:10

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Il Colonnello Oba ci riceve in udienza privata

Ore 16.00 in punto: un pomeriggio di Luglio caliente come certe teste inquiete che sembrano indomabili ma poi sanno far nascere grandi cose. E infatti, il "fuoristrada" modello Camel Trophy di Frank Dà Benzina mi aspetta sotto casa: Leo Di Bernardo, in arte "l'australiano" suona due colpi di clacson. Partiamo alla volta di Oba Oba Town, la città dei sogni! Arriviamo alla stalla dei desideri alle 16,10 e ci accoglie un ragazzo indiano, silenziosissimo ma cortese. Il cancello della Casa Reale è tutto dipinto di giallo rosso e l'indiano, che ha un nome difficilissimo e che tutti chiamano "Francesco", ci sorride ma non apre. Aspetta di ricevere disposizioni da Luigi e questo ci sembra decisamente un bene. Bravo, Francesco! Luigi ci apre e ci invita ad ammirare i nuovi acquisti: Diamante, bello come il dio egiziano Api, bianchissimo, nobile, il viso da cerbiatto e due belle corna a mezza luna che lo fanno sembrare più leggero. Al suo fianco la "promessa"(fra l'altro pare già mantenuta, visti i risultati delle prime prove): Colonnello, erede al trono di Oba. Meno bello, l'aria più "truzza" di Diamante ma possente come un marinaio. Gli manca la barba e la pipa e sembrerebbe Braccio di Ferro. In fila, puliti, ordinati, ci guardano incuriositi mentre continuano placidamente a ruminare nelle loro museruole "salva linea". Vicino a Colonnello Jr. un bell'esemplare di calabro vero, poco socievole ma decisamente temibile. L'ultimo della fila ha un'aria da teppistello; "Gratta e vinci", lo chiamano così, e non sappiamo se sarà un campione o meno ma è il più simpatico del quartetto. Sembra un piccolo scugnizzo, la faccetta sporca e gli occhioni vispi. Potesse parlare, siamo certi avrebbe un forte accento napoletano. Io decido subito che sarà amico mio e gli sorrido: mi guarda, scrolla la testa intimidito ma con la faccia di chi sembra felice di essere capitato lì.
Fuori dalla stalla, all'ombra dei platani, i "padroni di casa" si godono placidamente il fresco. A distanza un "moro calabrese" tutto muscoli ci osserva con sospetto: Luigi sorride e ce lo indica come "Sofia Loren"..Nessun nome è meno azzeccato per un bestione come lui...ma tant'è, complimenti al genio che lo ha battezzato così! Entro nel recinto insieme a Lè Di Bernard: Luigi ci indica la strada. Leo continua a chiedermi cosa penso. Non penso! Malgrado ci siano almeno 35° ho freddo, sono letteralmente di ghiaccio. Cosa provo lo capisce soltanto Luigi e non c'è bisogno di tradurlo con le parole: ci guardiamo e ci capiamo a volo. Quel posto, quella luce, tutte le cose che vedo attorno a me mi sono familiari. Non ero mai stata lì ma mi sento perfettamente a mio agio e sono felice che qualcuno, quando ero molto piccola, mi abbia insegnato a voler bene a tutto questo.
Entriamo nel "circolo privato dei nobili" , mentre Luigi si avvicina a noi con Il Re: Oba Oba viene a salutarmi! Un gigante magnifico, segue Luigi come un cucciolo; riconosce la sua voce, gli obbedisce e mi si avvicina come se fossimo amici da sempre. Dietro di lui, fedele compagno di viaggio e di vittorie, Galeotto, una spalla preziosa. Lo segue ovunque, quasi con rispetto, come fossero allievo e maestro. Da lontano, meno disponibile alle smancerie, ci guarda "lo sbarrato": un tipo serio che non ama i riflettori come Oba e si tiene a distanza dai "giornalisti ficcanaso". Ci piace..deve essere uno tosto davvero! Il buon Barone, il trottatore, osserva tutto con attenzione ma poi si sdraia tranquillo. Oba è un'emozione solo a guardarlo: lo accarezzo, si lascia passare la mano nel ciuffo crespo della testa e ne sento la forza tra le dita: gioca, lecca Galeotto e corre verso l'acqua a rinfrescarsi. E' un vero Re e stabilisce le regole del gruppo richiamando i "sudditi" vicino a sè. Se potessi chiedergli davvero cosa lo rende imbattibile credo mi risponderebbe: "Mi fido di questi ragazzi..e li ringrazio dando tutto me stesso"!
Scritta Martedì 1 Luglio 2008 - 14:51 da sottile
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