Ricordi: Peppino Raimondo
I Carri per me sono una specie di "corpo estraneo" che però è dentro di me e nessuno potrà mai toglierlo. Non ne ho mai fatto parte, non mi sono mai davvero lasciata coinvolgere e ammetto che li ho sempre osservati con molta diffidenza. Ma di un carro o di un altro, sammartinesi "si nasce"..e io..immodestamente, lo nacqui! Più cresco e più l'appartenenza ai Giovanotti cresce dentro di me. L'assenza di mio padre ha stretto il nodo, lo ha cementato e non credo sarà più possibile scioglierlo. Perchè i Carri sono una specie di fiumiciattolo che scorre sotto le nostre vite e le tocca in ogni angolo, ogni lato: c'entrano nelle feste, c'entrano nei momenti difficili. Gli amici che abbiamo accanto di solito condividono con noi anche i colori del carro. Se invece sono di un altro carro sono amici ancora di più perchè lo sono malgrado le differenze. E intensi come lo è il dolore di un nervo scoperto, ci sono i ricordi. I miei primi dieci anni di vita sono pieni di immagini legate ai carri: oggi ho pensato tutto il giorno a zio Peppino Raimondo, alla sua maestosa casa in campagna, al suo modo di ridere. Quando ero molto piccola mi chiamava "Scella Catarina.." Poi, non so perchè, cominciò ad essere quasi rispettoso, come se non osasse più giocare con me. Negli ultimi anni mi aveva promossa a "Cancelliere": mi chiamava così e lo faceva senza ironia, quasi con timidezza. Per mio padre era "fratè". Sua figlia, Lea, quel legame, quel "fratè", lo onorò davvero il giorno in cui mio padre morì. Zio Peppino non c'era già più e lei si comportò come avrebbe fatto lui. Se penso a due amici per la pelle penso a mio padre e zio Peppino: amici per la pelle, diversi, diversissimi, ma amici. In mezzo, sempre in mezzo, i Giovanotti.






